Eventi di oggi
  Tanti auguri a...
Elena Viana
 Società
 Marchio di Qualità
Marchio di Qualità FIPAV
 I nostri Sponsor

 Foto recenti
Carolina Alpignano (16/7/2010)
Carolina Alpignano
Trofeo delle Provin... (16/7/2010)
Trofeo delle Provin...

Ultimissime

COMMENTI, CURIOSITA' e..... : TALENTO E VOLONTA': A BUON INTENDITOR...
Da un  "Buongiorno" del 30 giugno 1995 tratto dal libro Dieci Anni di Massimo Gramellini

Recentemente ho letto il libro di Massimo Gramellini "Dieci Anni", una raccolta dei "Buongiorno" del quotidiano La Stampa dal 12 ottobre 1999 al 12 ottobre 2009. A parte il consiglio di leggerlo - per chi apprezza Gramellini che personalmente ritengo un ottimo giornalista - in questa sede desidero riportare il Buongiorno del 30 giugno 2005.

Da quando Z non gioca più - Napoli, metà anni Ottanta. Un giorno in cui stranamente aveva deciso di allenarsi, Maradona guardò i giornalisti con aria di sfida e appoggiò cinque palloni sulla linea di fondo, nel punto in cui s'interseca con l'area piccola. Da lì la porta incombe, ma non si vede: il palo esterno è un muro. Fare gol non è difficile. E' impossibile. La palla deve compiere una sterzata di 90 gradi e violare una mezza dozzina di leggi fisiche. Maradona calciò i cinque palloni, segnando cinque gol. I giornalisti, allibiti, non trovarono neanche la forza di applaudire. Gli altri giocatori del Napoli erano già sotto la doccia, tranne una giovane riserva che si era fermata in contemplazione. Recuperò i palloni in fondo alla rete e li riportò dove li aveva messi Maradona. Era persino più piccolo di lui. Calciò cinque volte e cinque volte prese il palo. Si accoccolò sull'erba, piegando la testa sulle ginocchia. Maradona, che in queste cose era sublime, gliela accarezzò: «Alla tua età non ci riuscivo nemmeno io». E presogli un piede, gli mostrò il punto esatto in cui andava colpita la palla. La riserva provò e riprovò, anche dopo che Maradona se ne fu andato, finché non sentimmo il suo urlo: «Gooool!»  Così compresi ciò che fino a quel momento avevo soltanto pensato: il talento conta nulla senza il carattere. Pura potenzialità, se non c'è la tenacia a dargli una forma. Il ragazzino che me lo insegnò si è ritirato ieri a 39 anni. Grande campione e grande uomo. Mestiere persino più difficile, specie per chi debba conciliarlo con quello di campione. E allora grazie, Gianfranco Zola.

Mi sembra una esemplificazione perfetta della parabola evangelica dei talenti applicata al mondo dello sport la cui morale, nella sua profondità, é di una semplicità disarmante: ognuno di noi nasce con una più o meno cospicua dote di talento, vale a dire quella qualità naturale per cui si é portati a distinguersi dando il meglio di sé in un determinato campo, nello sport, nell'arte, nella musica e così via. Si tratta di riconoscerlo, di proteggerlo e di farlo crescere come un bimbo, evitando accuratamente di esagerarne le potenzialità ma accompagnandolo sempre con cura e pazienza, ma soprattutto con grande volontà e determinazione: in fondo questa é l'unica, tradizionale ma tuttora validissima ricetta per diventare campioni, nello sport come nella vita.    
Elisa


I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.